Autoipnosi

Autoipnosi

E’ possibile ipnotizzarsi da soli ? Ebbene si ! Esistono diverse tecniche, una delle più semplici la lessi su un libro di training autogeno molti anni fa, in effetti pensavo che fosse una tecnica di rilassamento eppure a volte ero talmente rilassato da perdere la coscienza del mio corpo, ero puro pensiero; ricordo che ai primi tentativi questa cosa mi provocò spavento, oggi comprendo che era la testimonianza dell’efficacia di quella tecnica.
La tecnica consiste nell’utilizzare rappresentazioni interne.

Non vedete l’ora di provarci ?? Ecco a voi una utile guide !

Vi sedete o vi sdraiate in un luogo comodo e vi formate una visione interna di come vi apparireste se steste a un metro e mezzo davanti a voi, guardando voi stessi. Partite dalla sensazione cenestesica della respirazione, o dal rumore prodotto da essa, e sovrapponete all’immagine del torace che si alza e si abbassa. Continuate a generare e stabilizzare quell’immagine di voi stessi sino a che non la vediate in maggior dettaglio. Alla fine riuscirete a vedere il torace che si innalza e si abbassa, e ciò sarà collegato alle sensazioni cenestesiche relative, mentre respirate.

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Ipnosi

La parola ipnosi, dal greco “hypnos”: sonno,venne coniata per le analogie che sembravano esserci fra le manifestazioni del sonno fisiologico e quelle che si avevano in condizioni particolari, oggi sappiamo che non è così.
Dietro questa parola si nascondono leggende e fantasiose spiegazioni, nell’immaginario comune l’ipnosi ricorda stregoni e opere da cartomanti all’altezza dei film di Dario Argento eppure l’ipnosi è tra noi, viene sperimentata da tutti nel quotidiano. Tutti, infatti, proviamo costantemente stati alterati durante la nostra vita. Pertanto il primo obiettivo che mi sono prefissato parlando di questo argomento è quello di chiarire cosa io e i “giganti”da cui sto apprendendo intendiamo quando parliamo di ipnosi.

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Calibrazione

Calibrazione

La calibrazione è una delle strategie più importanti insegnate dai fondatori della Pnl: Richard Bandler e John Grinder.
La calibrazione aiuta a realizzare con il nostro interlocutore quello stato di rapport che  in breve tempo ci consente di comunicare ad un livello più elevato della media delle conversazioni, sia in ambito lavorativo che personale.

La creazione di rapport può essere vissuta come base di scambio fiduciario tra due o più interlocutori.

L’essenza stessa della comunicazione è da ricerca nella reazione che da essa scaturisce: la manifestazione evidente nei gesti e parole che produce l’interlocutore una volta ascoltato un nostro messaggio.
Quando ci si trova dinanzi ad una reazione che non si voleva, o non ci si aspettava, potremo scegliere di assumerci la nostra responsabilità anziché pensare che il nostro interlocutore sia tonto; potremo interpretare questo risultato come il chiaro segnale che la nostra comunicazione non è stata efficace e pertanto va modificata o meglio calibrata in relazione a lui.

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Le dodici barriere alla comunicazione

Comunicazione significa letteralmente ” mettere in comune “. Ciò che viene messo in comune nella comunicazione non sono beni materiali ma più che altro sono ” messaggi ” che esprimono intenzioni, sensazioni, pensieri, sentimenti, informazioni. In pratica comunicare non vuol dire trasmettere ad altri sensazioni o situazioni o cos’altro, ma la rappresentazione mentale delle sensazioni, situazioni, ecc. “La mappa non è il territorio”

Evidentemente non è possibile non comunicare, potremo stare in silenzio ma sarà il nostro corpo a comunicare per noi.

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Comunicare efficacemente

ggi voglio riprendere un articolo che ho scritto tempo fa su un altro mio portale, sul linguaggio non verbale. Ho sentito parlare per la prima volta di questa forma di comunicazione forse 3 o 4 anni fa in un corso per pubbliche relazioni che feci all’epoca e rimasi affascinato dalla materia.
La cosa che piu’ mi intrigava all’epoca e a dire il vero anche ora è la possibilità di comrprendere sulla base di alcuni fattori cosa sta pensando il mio interlocutore, sia che sia maschio o femmina. I gesti sono come le parole, la somma di diversi movimenti produce una frase e unire una comprensione della gestualità alla comprensione vocale e per i piu’ smaliziati cinestesica consente di
aver un quadro fuori dal comune, di poter comunicare ad un livello superiore. I libri che consiglio sia per semplicità che per chiarezza sono quelli di Barbara Peace e Ro?bert Allen. La comunicazione invade tutti i campi della vita, dalle relazioni umane a quelle professionali, agli hobby tutto è comunicazione. Una schematizzazione vuole che la comunicazione passi attraverso la divisione in tre grandi
settori verbale, non verbale e cinestesica.
Per comunicazione verbale si intende l’uso della voce, ma questa se pur utilizzata da tutti ha il limite da diverse generazioni di non esser stata piu’ studiata, pensiamo ai romani l’ars oratoria era una delle scienze piu’ studiate dai colti romani, e ad essa veniva dedicato molto tempo. Questi piu’ di noi comprendevano l’importanza di una buona comunicazione tra persone, all’epoca era lo strumento piu’ usato per trasmettere messagi, non c’erano cellulari, fax e mail.
Esiste una relazione importante tra l’utilizzo della voce e il successo delle proprie relazioni, anche questa viene data per scontata da molta gente, sono poche le presone che studiano nache le basi della voce, della modulazione dell’uso del timbro e della ritmica, questi concetti consentono di mettersi nei panni dell’interlocutore e di avere la possibilità razionale di scegliere come comunciare, per parlare con un bambino non utilizzerò lo stesso linguaggio, ritmo ecc di voce che userei per la relazione programmatica annuale.
(collegamento ciro imparato !)
PEr comunicaiozne non verbale si intende la gestualità, questa assume una rilevanza notevole poichè viene lasciata al caso, pochi la studiano e quei pochi sono necessariamente avvantaggiati rispetto alla popolazione, ne sono maestri molti politici e leader internazionali, o operatori della televisione.
per comunicazione cinestesica si intede…
Avere una comunicaizone efficace significa creare empatia e rapport con l’interlocutore, preoccuparsi che questi o la moltitudine recepisca una percentuale molto alta di quello che vogliamo comunicare, la responsabilità della comprenisone dell’interlocutore sia che questa sia una singola persona che una moltitudine.

La comunicazione solitamente viene intesa come la facoltà di esprimere vocalmente dei contenuti, ma questo è solo un aspetto dei molteplici risvolti di quello che comprende.

Tutto nella nostra esistenza comunica qualcosa, ad esempio un cartello stradale divelto potrebbe comunicarci che qualcuno non ha preso bene l’ultima multa arrivata a casa !!!

Io, come tanti, ho studiato al Liceo Classico eppure non credo di aver svolto una sola ora del mio percorso dedicata alla comunicazione, faccenda assai strana, considerato che i Greci e i Latini dedicavano interi mesi nell’educare i propri figli nell’ “ars oratoria”. Senza dilungarmi in una sequela di insulti verso il padre dell’odierno sistema scolastico vi dirò solo che per quanto mi riguarda è cosa folle considerare secondario e scontato l’uso della comunicazione interpersonale, considerato che su di essa si basa buona parte della nostra esistenza.

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Parole, come usarle per migliorare la tua vita

Da quando mi sono appassionato di PNL (programmazione neuro linguistica) ho imparato a dare grande importanza alle parole. Le parole non sono altro che “etichette” di cose, sensazioni, emozioni, eventi. A tutto ciò che ci circonda è stato dato un nome e quando vengono fatte nuove scoperte la prima cosa a cui si pensa è proprio questa, dare un nome.
Questo non è un caso, l’essere umano soddisfa il suo bisogno di sicurezza e controllo sapendo come chiamare gli elementi del mondo, quasi che una volta creata un’”etichetta” questa “cosa” ci appartenga di più.
Le parole hanno per l’uomo una grande importanza pur essendo secondarie nella complessità della comunicazione interpersonale rispetto al “come” vengo proferite (linguaggio non verbale e modalità d’uso della voce).
Con le parole descriviamo alcune sensazioni e visualizziamo i nostri stati d’animo quando vogliamo comunicarli all’esterno, o vogliamo razionalizzare le nostre emozioni. Non è certamente un caso che statisticamente in qualsiasi lingua ci sia una percentuale quasi due volte maggiore di parole “negative” rispetto a quelle che descrivono situazioni “positive”. Pensateci ! Quanti sinonimi vi vengono in testa di bello e quanti di brutto ?
Da tempo siamo stati abituati ad evocare immagini e situazioni negative e abbiamo creato un numero maggiore di vocaboli, rispetto a quelli che evocano il piacere. Spesso si sente dire che anche in televisione ciò che è negativo fa notizia ! Quando sento parlare di questo o quell’omicidio mi stupisco e penso che in fondo sia sciocco, non per mancanza di sensibilità, ma perché mi chiedo cosa possa aggiungere alla mia vita questa notizia ? Cosa posso fare io ? E del resto nel mondo ogni minuto muore qualcuno di morte violenta e il mondo da secoli continua il suo percorso. Perciò Vi chiedo: questo modello di comunicazione che risultati può portare ? Visualizzare un omicidio, questa o quella tragedia, magari, mentre sto mangiando con i miei familiari, cosa può aggiungere alla mia esistenza, al mio percorso di vita ?
Milioni di persone sono abituate a visualizzare nel loro cervello per la maggior parte del tempo cose spiacevoli, cosa comporta ? Siamo assuefatti al sensazionalismo, alle urla sperticate dei media tradizionali. E’ una delle ragioni per cui non guardo quasi mai la televisione e preferisco apprendere le notizie sul mondo tramite internet, o magari a seconda degli argomenti da qualche amico appassionato della materia di mio interesse.
Le parole hanno un grande potere, influenzano le emozioni e se usate impropriamente possono essere strumentalizzate. Per questa ragione sempre di più si sente parlare di espressioni che vengono coniate con il chiaro intento di modificare la percezione comune di eventi spiacevoli. Ad esempio si sente parlare di missioni di pace, dove vengono inviati soldati in zone di guerra. Missione di pace, con soldati armati fino ai denti ? Non vi sembra un controsenso ?
Utilizzando la stessa tecnica con la giusta attenzione si possono modificare stati emotivi “depotenzianti” semplicemente modificandone le “etichette” e dando a questo “stato emozionale” una connotazione positiva.
Immaginate di descrivere una situazione frustrante senza utilizzare questo termine, sarebbe più complesso, ci spingerebbe a descrivere meglio la situazione. Lo stato emotivo di frustrazione non esisterebbe più. Potremmo giocando con la fantasia modificare una frase dopo una giornata di lavoro:“sono distrutto” con “ho proprio bisogno di riprendere energie”! Che differenza ! Nella seconda espressione è contenuta un’azione positiva, quasi, quasi dopo una frase del genere ci si sente già meglio… si ha ben chiaro cosa si deve fare, e ci si sta già muovendo per ottenere un risultato !
See you soon

Le parole sono “etichette” di cose, sensazioni, emozioni, eventi.

Da quando mi sono appassionato di PNL (programmazione neuro linguistica) ho imparato a dare grande importanza alle parole.  A tutto ciò che ci circonda è stato dato un nome e quando vengono fatte nuove scoperte la prima cosa a cui si pensa è proprio questa, dargli un nome.

L’essere umano soddisfa il suo bisogno di sicurezza e controllo sapendo come chiamare gli elementi del mondo, quasi che una volta creata un’”etichetta” questa “cosa” ci appartenga di più.

Le parole hanno per l’uomo una grande importanza pur essendo secondarie nella complessità della comunicazione interpersonale rispetto al “come” vengo proferite (linguaggio non verbale e cinestesico).

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